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Home > Primo Piano > Il lavoro degli immigrati in Europa: utile, per noi. Ma a che prezzo, per loro?

Il lavoro degli immigrati in Europa: utile, per noi. Ma a che prezzo, per loro?

(13/07/07) L’agenzia Europea Eurofond per la Sicurezza e la Salute e sul Lavoro ha analizzato in un Rapporto le condizioni di lavoro degli immigrati legali nell’Unione Europea tracciando un quadro della situazione abbastanza allarmante. >>>
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Il Rapporto- Mentre l’importanza del contributo dei lavoratori immigrati nel mercato del lavoro degli Stati Membri è in crescente aumento, i loro impieghi sono tra i più dequalificati nonché tra i più pericolosi, e tra loro il tasso di disoccupazione è altissimo. L’espansione del settore dei servizi e l’aumento dei lavori altamente qualificati hanno consentito agli immigrati di entrare facilmente nel mercato del lavoro accettando quegli impieghi poco qualificati o pericolosi –come nel settore dell’edilizia e delle costruzioni- che gli europei non vogliono più.
Se da una parte il reclutamento di lavoratori stranieri ha consentito una notevole crescita economica –è il caso di Irlanda e Spagna- dall’altra non si possono trascurare gli svantaggi per gli immigrati, costretti in lavori di bassa qualifica, quando, tra l’altro, spesso sono laureati o comunque scolarizzati.

I lavoratori più svantaggiati- Tra i lavoratori stranieri la categoria più svantaggiata in primis è sicuramente quella delle donne. Le donne soffrono di doppia o addirittura tripla discriminazione dovuta al sesso, all’origine e alla classe. Impiegate nel settore sanitario e sociale conoscono poca opportunità di carriera e promozione, nonostante la loro importanza nel flusso migratorio.
Un altro gruppo che fatica a trovare lavoro nei Paesi Europei sono gli immigrati islamici. I pregiudizi e i sospetti legati agli avvenimenti degli ultimi anni non li aiutano ad essere assunti da nessuna parte.

Le associazioni sindacali-  Il Rapporto evidenzia anche che i lavoratori stranieri, nonostante rappresentino un segmento vulnerabile della forza lavoro, sono spesso poco rappresentati dalle associazioni sindacali. E’ il caso di Danimarca, Ungheria, Polonia e Regno Unito dove i lavoratori tendono a concentrarsi nel settore privato invece che nel pubblico. A differenza di Italia e Cipro, dove invece sono impiegati soprattutto nel settore dell’industriale e dell´edilizia, da sempre molto sindacalizzati, e costituiscono una forte presenza nelle associazioni di categoria. In Irlanda, Lussemburgo e Spagna le associazioni sindacali hanno promosso campagne pubbliche per incoraggiare la sindacalizzazione dei lavoratori stranieri e per far conoscere meglio i loro diritti sul luogo di lavoro.

Migliori condizioni?- La maggior parte dei Paesi europei è in effetti cosciente dell’importanza dei lavoratori immigrati per la crescita economica interna. Tuttavia a questa presa di coscienza, non si affianca altrettanta sensibilità per quanto riguarda lo svantaggio che tale situazione comporta ai singoli lavoratori immigrati.
Fortunatamente però in alcuni Paesi come in Norvegia, Svezia e Regno Unito un numero crescente di stranieri viene impiegato in settori come l’istruzione e la ricerca. Nonostante i loro guadagni siano comunque spesso inferiori, le loro opportunità di carriera e di occupazione in caso di alto livello di educazione sono sicuramente migliori.

 

 

 

  • Immigrants work in Europe -useful (for us)- but at what price (for them)?
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