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Home > Primo Piano > Omosessualità oggi: le giornate di Ready a Firenze

Omosessualità oggi: le giornate di Ready a Firenze

(29/10/07) In occasione del Festival della Creatività a Firenze, venerdì 26 e sabato 27 ottobre si sono svolte le due giornate di Ready, la nuova rete di Comuni, Province e Regioni italiane impegnate contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Ma, a parte lo scalpore suscitato dal manifesto con il neonato segnato dalla fascetta “homosexual”, di cosa si è parlato? >>>

immagine manifesto Ready con neonato con fascetta Perché Ready- Obiettivo primario dei convegni di Ready è stato quello di gettare luce su diversi aspetti della vita degli omosessuali. Il loro rapporto con la scuola, le strutture sanitarie, le associazioni, l’altro sesso: aspetti che riguardano l’intera società. Se spesso gli omosessuali non riescono a integrarsi nella società, e sono vittime di omofobia fin da giovani, allora si tratta di un problema di fondo che l’intera comunità deve sforzarsi di affrontare e vincere.
Esistono diverse teorie sull’origine dell’omosessualità, ma tutte convergono sul fatto che ciascuno di noi non può scegliere liberamente il proprio orientamento sessuale e non c’è alcun modo di modificarlo. Ciò che si può cercare di fare è vivere il più serenamente possibile il proprio “coming out” e per farlo è necessario essere riconosciuti in una comunità che invece spesso rifiuta quando non opera violenza nei confronti di tutto ciò che è diverso.
Mentre sabato i convegni si sono concentrati soprattutto sul ruolo della scuola che deve farsi promotore non solo dell’educazione dei ragazzi, ma anche del loro percorso di inclusione sociale, sviluppando diversi progetti per formare alla diversità e per combattere il bullismo nelle scuole, la giornata di venerdì è stata interamente dedicata alla ricerca. Diversi ricercatori si sono confrontati sull’identità degli omosessuali in alcune regioni italiane studiando i loro comportamenti e l’ambiente che li circonda. Se Asher Colombo, dell’Università di Bologna, sottolinea come sia cambiata nel tempo l’identità omosessuale e come gay e lesbiche spesso tendano a “stabilizzarsi”, richiedendo sostanzialmente il riconoscimento di una famiglia che di fatto formano con la convivenza, le altre ricerche mettono in luce gli aspetti più discriminanti della vita degli omosessuali.

“Non sufficientemente grave”- Valeria Cappellato e Marina Franchi, dell’Università del Piemonte, attraverso una ricerca condotta su portali Internet per gay, rivelano che il 40% di loro è vittima sin dai primi anni di scuola di atteggiamenti di violenza e prepotenza da parte dei compagni, soprattutto una volta usciti allo scoperto. Per questo gran parte di loro non affronta il coming out, ma soprattutto non denuncia alle forze dell’ordine gli episodi di omofobia ritenendo il fatto “non sufficientemente grave”. Il 91% delle vittime dichiara così. Non si tratta tanto della scarsa fiducia nelle forze dell’ordine, ritenute nella maggior parte dei casi rispettose, quanto di una cultura diffusa che porta spesso le persone omosessuali più timorose e incerte, come i più giovani, a nascondersi piuttosto che a cercare di farsi realmente riconoscere all’interno della società. In effetti anche al medico di fiducia e alle strutture sanitarie l´80% dei gay tende a nascondere il proprio orientamento sessuale, non ritenendo fondamentale informare su questo aspetto della loro vita. 

L’importanza della rete- E forse in questo caso il ruolo delle associazioni Lgbt è fondamentale in quanto spinge l’individuo ad avere punti di riferimento strutturati ai quali rivolgersi per le più svariate esigenze. Eppure esistono alcune comunità, come quella di Venezia, dove non esistono associazioni e luoghi di riferimento per omosessuali, come spiega Luca Trappolin dell’Università di Padova. In questo modo i gruppi che si formano sono spesso stratificati per classi e età, evidenziando le differenze piuttosto che le omogeneità, e portando gli omosessuali a isolarsi ancora di più. I problemi poi sono ancora maggiori quando oltre all’omosessualità subentra un handicap fisico. Come sottolineato dalla ricerca svolta da Cristina Chiari dell’Università di Parma (e riportato anche dall´ articolo di “Pace e diritti”) spesso la doppia diversità genera “doppia invisibilità”: il gay disabile non è adeguatamente sostenuto dalle associazioni di disabili, né da quelle degli omosessuali. Per questo dalla ricerca è nato il gruppo “Abili di cuore”.
Non solo le associazioni, ma anche le realtà regionali si devono impegnare con politiche che stiano al passo con i tempi. Come presenta Stefano Bolognini in un’ampia ricerca sulle politiche regionali e locali, la lotta contro l’omofobia è un capitolo fondamentale degli Statuti della Regione Toscana ed Emilia Romagna, che con leggi specifiche si sono impegnate in primis per combattere pregiudizi e discriminazioni. Statuti che però in alcuni paesi italiani non sono ancora stati riconosciuti. Scopo di Ready è invece proprio quello di creare una rete che permetta di coordinare le varie attività svolte. E noi, oltre a discutere sull’opportunità o meno del manifesto dei convegni, dovremmo cercare di aprire gli occhi e renderci conto che la nostra società sta diventando sempre più complessa.


(Francesca Mezzadri)

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