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Home > Primo Piano > Rom e romeni: confusioni e pregiudizi

Rom e romeni: confusioni e pregiudizi

(06/11/07) In questi giorni si parla solo di loro: rom e romeni, pur ignorando che non si tratta di sinonimi. Non tutti i rom sono romeni e viceversa. Non si sa neanche che sono il gruppo più numeroso tra gli immigrati in Italia. E che sono al primo posto nella lista delle segnalazioni di discriminazioni razziali. >>>

foulard di donna romena Romeni e rom- “Rom” significa “persona” e designa quella popolazione indoeuropea concentrata soprattutto nell’Europa dell’Est, in Spagna e in Sud America. I romeni sono invece i nati in Romania. E non tutti i nati in Romania sono rom.
Secondo gli ultimi aggiornamenti del Rapporto Caritas-Migrantes, all’inizio del 2007 sono stati contati 556.000 romeni in Italia su una popolazione straniera di 3.690.000 persone. Nonostante si tratti di cifre indicative, i romeni rappresentano comunque circa un sesto sul totale delle presenze straniere.
I rom invece sono 150.000 di cui solo 1/3 è anche romeno -ovvero 50.000, cioè meno del 10%   degli immigrati romeni.
Il livello di istruzione dei romeni è poi più alto rispetto a quello degli altri immigrati delle zone vicine: secondo il censimento effettuato nel 2001 più della metà della popolazione romena (59%) possiede laurea o diploma superiore contro il 39% degli altri immigrati dell’Est Europa. Anche se attualmente forse i dati cambierebbero visto che i nuovi flussi provengono dalle zone agricole della Moldavia romena. La regione che accoglie il maggior numero di romeni è il Lazio (24% di cui tra l’altro il 20% solo a Roma), seguita da Piemonte (16%) e Lombardia (15%). 

Discriminazione- Oltre a questi dati ce ne sono altri forse sconosciuti alla maggioranza. Pietro Vulpiani, antropologo e membro dell’Unar, l’Ufficio antidiscriminazioni razziali che fa capo dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dichiara che i romeni sono sempre più oggetto di episodi di intolleranza e discriminazione soprattutto nei luoghi di lavoro. Insieme ai marocchini infatti si tratta dei gruppi di immigrati che maggiormente denunciano situazioni impari –anche se le denunce sono migliaia mentre i casi accertati dall’Unar 500. Se però per i marocchini è il colore della pelle o la religione lo “stigma” che li rende vittime di razzismo, non si può dire la stessa cosa per i romeni che hanno caratteristiche fenotipiche simili agli italiani. Pare che questa popolazione susciti paura agli italiani per una sorta di effetto demografico: il loro arrivo in massa in un periodo di tempo relativamente breve, il fatto che siano così numerosi. I casi denunciati e accertati riguardano soprattutto l’ambiente di lavoro. Retribuzioni differenziate tra romeni e italiani in lavori analoghi, episodi di mobbing. Lampante l’esempio delle infermiere romene che mediamente percepiscono compensi più bassi di quelli delle colleghe italiane.

Pregiudizi- Ma Vulpiani rileva anche come molti media siano spesso responsabili della diffusione di un certo tipo di informazione. Molti giornalisti enfatizzano volutamente la nazionalità di chi commette reati, alimentando un clima di intolleranza e pregiudizio. Se è vero che le statistiche indicano una percentuale abbastanza alta di reati commessi da romeni, è anche vero che il numero di romeni in Italia è molto elevato e che la maggior parte di loro svolge un lavoro regolare e paga le tasse. Non è quindi corretto generalizzare, e l’effetto è solo quello di creare confusione. Confusione che porta a non distinguere una popolazione da un’altra e ad attribuire colpe a comunità invece che ai singoli.


(Francesca Mezzadri)

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