

(03/12/07) “Upload it, see it, share it, take action” caricalo, guardalo, condividilo ed agisci: questo lo slogan di The Hub la prima piattaforma globale che raccoglie testimonianze da tutto il mondo -video, audio foto- che denunciano soprusi e violazioni dei diritti umani. Chiunque può inviare materiale o semplicemente guardarlo e commentarlo. L’importante è avere coscienza di ciò che succede intorno a noi e cercare di agire. >>>
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La storia- The Hub è una costola del più celebre “Witness” lanciato dal musicista e attivista Peter Gabriel nel 1992, un’organizzazione internazionale nata proprio “per aprire gli occhi del mondo alle violazioni dei diritti umani”. Con video amatoriali, Witness, in collaborazione con 250 organizzazioni in più di 80 paesi del mondo, denunciava online soprusi e violenze. “See it, film it, change it” -guardalo, filmalo, cambialo- era lo slogan coniato dall’organizzazione che forniva videocamere ai numerosi militanti che giravano video sulle torture in Darfur, sui bambini malati di Aids, sulle condizioni di lavoro in Cina, sulle razzie dei poliziotti americani.
Senza censure- E The Hub nasce col medesimo intento ma con mezzi e partecipanti diversi. I tempi sono cambiati e ormai chiunque può divenire autore, se sprovvisto di videocamera, può usare la macchina fotografica o il cellulare. E per quanto riguarda il materiale purtroppo i casi di soprusi sono spesso sotto gli occhi di molti, in qualsiasi paese del mondo. E così tutti possono girare e caricare online il proprio video di denuncia: non esistono censure e viene garantito l’anonimato -non saranno registrati neanche gli indirizzi Ip del computer mittente. Se da una parte la ricchezza del sito consiste proprio nella sua totale apertura, dall’altra è anche vero che non c’è alcuna forma di controllo per quanto riguarda i contenuti e non è possibile fidarsi completamente della veridicità dei video. The Hub non si assume alcuna responsabilità per l’accuratezza e l’autenticità, e il controllo è unicamente limitato alle violazioni di copyright (agli utenti viene chiesto di pubblicare i video sotto licenza Creative commons).
I video- Tuttavia...poliziotti in Egitto che torturano detenuti, crimini di guerra in Afghanistan e in Israele, bambini palestinesi e israeliani strappati dalle loro famiglie, proteste collettive in Cina sedate da poliziotti con violenze inaudite, treni “fantasma” in Argentina che rischiano di essere soppressi togliendo lavoro a migliaia di operai, la guerra “segreta” per l’indipendenza in Papua Nuova Guinea che ha ucciso oltre 100.000 persone.. non sembra si tratti di opere di fantasia. I video possono essere brevi sketch, immagini rubate con audio e video non ben definiti– come nel caso delle violenze compiute dai poliziotti- o film più elaborati con testimonianze, interviste e montaggi curati nei minimi particolari. E come per You Tube è possibile sceglierli in base a categorie/tags (che però invece di "music", "entertainment" e "people", sono "human rights", "police", "torture", "refugees"..) e regioni di provenienza. Per ora il sito è nella classica versione beta, più avanti sarà possibile creare gruppi di discussione, raccogliere petizioni, usare mappe interattive e creare playlist di video e risorse interessanti. E tutto questo non solo in inglese, francese e spagnolo –le tre lingue attualmente in uso sul sito, ma anche in arabo cinese e russo.
E’ importante che tutto il mondo conosca. E che partecipi. “Take action!”.
(Francesca Mezzadri)