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Home > Primo Piano > "Trilogia dell'est": realtà sconosciute dell'Europa orientale

"Trilogia dell'est": realtà sconosciute dell'Europa orientale

(07/02/08) Tre paesi, tre storie diverse. Ciò che accomuna i documentari di “Trilogia dell’est” realizzati dal regista Antonio Martino sono l’entroterra dell’est europeo che descrivono, e la miseria che sprigionano queste terre crudamente vivisezionate da una semplice telecamera palmare. >>>

Locandina della proiezione al sesto senso Si tratta di tre corti che presentano diversi spaccati di una triste realtà che accomuna tre Stati dell’Est europeo che dopo il crollo dell’Unione Sovietica sono stati travolti da problemi che non sono ancora in grado di gestire. La Bielorussia, e in particolare la regione di Gomel, colpita dai raggi nucleari di Chernobyl e tuttora contaminata, la sua gente, i volti delle persone che hanno perso le speranze, dei bambini, piccoli, ma già grandi, rinchiusi negli istituti; la Romania e la Stazione Nord di Bucarest dove si riversano tutti i bambini che provengono dalle zone più povere del paese, bambini che dormono nei canali e nelle fogne, si prostituiscono o sono costretti a farlo e sniffano colla per placare i morsi della fame e godere di un’ebbrezza sconosciuta; e infine la Serbia, distrutta dalla guerra dei Balcani e in particolare Pancevo, bombardata dalla Nato nel 1999, la città più inquinata d’Europa, dove gli uomini si ammalano di cancro e i bambini vengono rinchiusi in ospedali affollati.
Ed è il rapporto uomo-ambiente che Martino ci vuole presentare, l’adattamento delle persone in ambienti ostili, difficili, dannosi. Le strade e le case abbandonate della regione di Gomel, le fogne e i canali malsani della Stazione Nord, le grigie distese della città serba si riflettono nei volti dei loro abitanti disillusi, dei bambini così piccoli ma così grandi, dei malati consapevoli e sfiduciati. La telecamera palmare scorre senza sosta tra lo squallore delle abitazioni e la gente che parla e illustra con sorprendente lucidità la propria disperata situazione.

I tre documentari, presentati mercoledì 6 febbraio al Circolo Arci Sesto Senso di Bologna, sono stati realizzati rispettivamente nel 2005, 2006 e 2007 e sono stati girati a zero budget. Il primo “Noi siamo l’aria, non la terra” ha ricevuto la menzione speciale dell’International Environfestival di Dubai del 2005, mentre “Pancevo-mrtav grad” è stato premiato come Best Documentary al Corto Imola Festival del 2007, e ha pure ricevuto una menzione al Cineambiente film festival di Torino dello stesso anno.
Ma è forse “Gara de Nord- Copii pe strada”, girato in Romania nel 2006, il documentario più conosciuto che è stato anche venduto a Raitre e Rai news 24. Ha vinto il Premio Iceberg di Bologna, il Best Documentary di Bologna e il Premio Ilaria Alpi di Riccione del 2007. Il documentario sarà anche presentato alla 13esima edizione della Biennale degli artisti del Mediterraneo. Il regista spiega di aver tratto spunto dal libro di Massimiliano Frassi “I bambini delle fogne di Bucarest” e di essersi recato in Romania per “capire meglio ed analizzare le vere condizioni di una società che a stento cerca di riprendersi dopo gli orrori post Ceusescu.”
E’ invece stato un caso la visita in Bielorussia e la scoperta di una regione ancora devastata dai problemi nucleari, anni fa all’indice dell’agenda dei media, oggi completamente trascurati. Come gli effetti dei bombardamenti Nato a Pancevo, fatto sconosciuto anche allo stesso regista che avrebbe voluto girare un documentario sull’uranio impoverito e, che invece, grazie al racconto di una ragazza serba, si è trovato a raccontare una storia diversa.
“Trilogia dell’est” apre una finestra su realtà dure, impensabili, realtà che non conosciamo e che non vorremmo conoscere. Ma così vicine a noi da non poter essere ancora ignorate.  

(Francesca Mezzadri)

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