

(06/06/08) Si sono conclusi giovedì 5 giugno i lavori del vertice FAO (Food and Agriculture Organization) che sono iniziati martedì 3 giugno presso la sede ufficiale dell’organizzazione a Roma. La FAO è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa delle condizioni mondiali dell’agricoltura (pianificazione delle risorse finanziarie e delle coltivazioni disponibili), della pesca e delle foreste. >>>
I leaders di 191 Paesi accompagnati da migliaia di assistenti ed esperti, nonché dagli operatori di centinaia di organizzazioni non governative, sono stati chiamati ad affrontare una crisi globale di proporzioni epocali: quella della lotta alla fame.
Si parte da dati allarmanti destinati a peggiorare nel tempo: se il totale di persone che soffriva la fame nel mondo nel 1996 ammontava a 800 milioni, nel 2006 la cifra ha raggiunto ben gli 854 milioni e, ai giorni d’oggi, con l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e del petrolio, il peggioramento del clima e della condizione dei raccolti, è destinata ad aumentare rischiando di arrivare ad 1 miliardo. La situazione è ancora più grave se si pensa che ogni giorno muoiono per problemi legati alla mancanza di cibo circa 16 mila bambini, ovvero un bambino ogni 5 secondi. Di quelli che riescono miracolosamente a sopravvivere si calcola che siano 178 milioni quelli malnutriti, di cui 20 milioni affetti da forme patologiche gravi conseguenti alla stessa malnutrizione.
Medici senza Frontiere, l’Ong che si occupa delle cure ai più poveri, sostiene che solo il 3% riceve il trattamento raccomandato dall´Onu ed esorta ad attivare programmi nutrizionali più mirati ai veri bisogni dei bambini, anche se di costi più elevati.
Msf, che negli ultimi due anni ha curato più di 150 mila bambini in 22 paesi diversi con spceifci programmi alimentari, chiede ai capi di governo intervenuti al Vertice FAO di Roma di gestire l’attuale crisi mondiale e ai rappresentanti delle Nazioni Unite di elaborare un’immediata strategia d’intervento. Solo un nuovo indirizzo strategico che si avvalga di approcci innovativi supportati dalle risorse economiche necessarie, infatti, può consentire di curare e prevenire più efficacemente la malnutrizione infantile, soprattutto se in tempi brevi sarà possibile contare sulla disponibilità di nuovi e più utili prodotti alimentari.
Dai primi interventi che si sono susseguiti durante il convegno emerge un consenso comune sulla crisi che è esplosa e sulle sue tragiche conseguenze soprattutto per la parte di popolazione mondiale più povera. Tuttavia, secondo ActionAid, l’Ong che ha lanciato da tempo la campagna “Hunger free” cioè “Liberi dalla Fame” e che ha indetto parallelamente un contro-vertice a quello della FAO sempre a Roma, la crisi attuale non è soltanto d’ordine emergenziale e pertanto legata al sommarsi sfavorevole di meri fattori congiunturali (il caro-petrolio, la speculazioni finanziarie internazionali e le avverse condizioni climatiche degli ultimi anni) ma è dovuta anche, se non soprattutto, a precise scelte politiche rivelatesi via via controproducenti e nel complesso completamente errate. In particolare l’Ong ha fatto riferimento a programmi di liberalizzazione del mercato e a specifici ed obbligati aggiustamenti strutturali che nei fatti hanno sottratto terra e mezzi ai contadini e costretto intere popolazioni ad importare quantità sempre crescenti di prodotti alimentari. A ciò vanno ad aggiungersi i sussidi per la realizzazione di biocarburanti che hanno causato la riduzione della disponibilità alimentare globale, con conseguente crescita del prezzo delle derrate dell’83% negli ultimi 36 mesi, e destinato a non decrescere almeno fino al 2015, secondo le stime compiute dalla Ong.
In conclusione sono state poche le proposte avanzate e sono stati invece molti gli appelli. Il direttore della FAO, Jacques Diouf, ha stimato che basterebbero 30 miliardi di dollari all’anno per attenuare lo stato emergenziale attuale. Alle parole di Diouf sono seguite le aperture di Nicolas Sarkozy e Josè Luis Zapatero. Il primo ha assunto l’impegno di raddoppiare gli aiuti francesi, il secondo, prospettando nuovi e maggiori stanziamenti, ha invitato alla pianificazione di un ulteriore vertice in autunno che metta a punto una "carta della sicurezza alimentare" nella quale vengano enucleati i punti chiave sui quali si dovranno basare le future destinazioni dei finanziamenti in materia. Ciò va nella stessa direzione della linea d’intervento tracciata dalle Ong che da tempo chiedono maggiore rigore nei controlli sui flussi finanziari e regole internazionali chiare affinché non si corra il rischio che la cooperazione possa diventare un´arma, che sia cioè vincolata ad affari specifici, a politiche di liberalizzazione o di privatizzazione selvaggia.
Un’ulteriore richiesta, avanzata da anni dagli stessi operatori delle Ong, è stata accolta dal Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, e cioè la proposta di "togliere i vincoli dell´Unione europea per gli aiuti ai paesi poveri" che, in altre parole, significherebbe non conteggiare la solidarietà internazionale al momento della rendicontazione del bilancio dello Stato per ciò che attiene al rispetto dei parametri di Maastricht.
La proposta di una politica efficace finalizzata a gestire gli scompensi creati dalla globalizzazione è stata accolta da tutti i rappresentanti politici. Nella consapevolezza che, in tema di sicurezza alimentare, non possa più bastare fare esclusivo affidamento sui meccanismi del libero mercato, i leader mondiali si sono confrontati sull’urgenza di assumere decisioni drastiche, ma puntuali e precise.
Dodici anni dopo il primo Vertice mondiale dell’alimentazione organizzato dalla FAO sempre a Roma, in cui erano stati presi impegni che ad oggi non risultano essere stati ancora rispettati, è forse arrivato il momento di agire e assumersi ognuno le proprie responsabilità per risolvere il più rapidamente possibile un problema che riguarda tutti.
(Carlo Diana)